mercoledì 28 novembre 2012

Veneto: oggi in Regione il gran giorno di autodeterminazione e indipendenza


“Luca Zaia”
“ La Padania 28.11.2012”

Io voterei sì. Se il referendum avesse valore di legge, non avrei dubbi su quale segno mettere sulla scheda. L'indipendenza è, innanzitutto, un ideale. È l'emancipazione da un potere che si percepisce come oppressore, predatorio e iniquo. E non vedo molte differenze con questo Stato borbonico che impoverisce i territori e se ne frega di quel che vogliono i loro popoli. Per questo ci ritroviamo nel Consiglio regionale veneto, per far sentire la nostra voce. Domenica la Catalogna ci ha indicato la strada: si possono usare gli strumenti della democrazia per esprimere la propria volontà,  nonostante le pressioni delle burocrazie centraliste, nonostante la manipolazione mediatica. In Catalogna, domenica, la maggioranza della popolazione ha detto sì all'indipendenza, con buona pace dei giornali allineati, in Italia come in Spagna. Il New York Times, dall'altra parte dell'oceano, ha dato la giusta lettura: i catalani hanno aperto la strada al referendum indipendentista. l pretoriani del centralismo di casa nostra vorrebbero rubricare l'istanza forte che parte dal Veneto come folklore, perché come sempre non capiscono, non ascoltano, non sanno. La richiesta d'indipendenza è la presa d'atto di un fallimento: non certo il nostro, noi che per decenni, anzi per almeno centocinquant'anni, abbiamo dato, senza clamori e senza piagnistei. E cosa riceviamo in cambio? Il silenzio sprezzante dei palazzi, le decisioni scellerate di Roma. Il fallimento è quello di uno Stato che non è riuscito a risolvere le ingiustizie, che ha abbandonato le nostre imprese che non ha altri strumenti per legittimare se stesso se non attraverso decisioni d'imperio, che pensa  davvero che continuare a coprire di soldi il Sud possa servire a risollevarlo, il tutto naturalmente a spese del solito Pantalone del Nord.
E che, nell'ultima versione, alle burocrazie centraliste di Roma aggiunge quelle finanziarie, e altrettanto sprecone, di Bruxelles. Ieri abbiamo firmato il Gect, l'accordo di cooperazione con Friuli Venezia Giulia e Carinzia. Eravamo tutti d'accordo su una cosa. Che questa è l'unica Europa possibile: quella dei popoli, delle regioni, dei territori. Un'Europa di giustizia, fondata sul diritto all'autodeterminazione dei popoli. Non quella che fa i conclave in cui pochi decidono sulle sorti di molti, tagliando bilanci e depredando le comunità e chiamando tutto questo con il nome di austerity. Concetto, quello del diritto all'autodeterminazione – è bene ricordarlo ai leader bocconiani e banchieri ora al governo - , che è ribadito in tutti i trattati internazionali, a partire da quello dell'Onu. Non stiamo parlando del Fronte Polisario, che pure le sue ragioni le avrà: stiamo parlando di comunità che vivono nelle regioni dell'Occidente, che sanno qual è la loro storia, che conoscono la loro identità, che esprimono attraverso gli strumenti democratici la volontà di decidere il proprio destino. Il Veneto, come la Catalogna, come la Scozia, vuoi far sentire la sua voce. L'unico modo per farlo è dire sì all'indipendenza. Noi diciamo sì. 

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