giovedì 24 gennaio 2013

Dopo le lacrime il danno. A rischio altri 150mila esodati. Fornero show: «Chiedete all'Inps...»


“Simone Boiocchi”
“La Padania 24.01.2013”

A dirlo quasi non ci si crede. Eppure è... tristemente vero! Elsa Fornero, il ministro che passerà alla storia tanto per le false lacrime quanto per le riforme "indecenti" torna ad accendere lo scontro su una situazione gravissima e che ancora non è stata risolta: quella degli esodati. «Noi ne abbiamo salvaguardati 140 mila. Se quei dati sono fonti dell'Inps, chiedete a loro». Così il ministro del Lavoro ha commentato la nuova stima degli esodati pubblicata dal Messaggero al quale risultano altri 150 mila esodati ancora «senza soluzione e che rischiano di ritrovarsi senza lavoro e senza pensione». Poi, con il suo solito stile da "vittima" ha aggiunto che «ancora una volta il ministro non viene informato dei conti». Parole che suonano come una beffa. Quale fosse il numero esatto degli esodati, tanto l'Inps quanto il ministero lo sanno da sempre. Che poi si sia preferito diffondere altre cifre perché quella vera era senza copertura è un'altra storia. Ma di dominio pubblico... Ma ancora una volta Fornero e Monti preferiscono trincerarsi dietro un bel "non so" piuttosto che risolvere un danno che loro stessi hanno creato e del quale erano stati informati dal primo momento. Così mentre, stando agli ultimi dati, altre 150 famiglie sarebbero a rischio povertà e mentre i l governo finge di non vedere, una prima proposta arriva dalla Lega. «Monti - spiega Massimo Bitonci - restituisca i 4 miliardi che ha dato al dottor Mussari.

LA NOSTRA IMU per tappare i buchi DEI COMPAGNI

“Max Capitanio”
“La Padania 24.01.2013”

C'è la rabbia contro le banche che non danno credito. C'è la rabbia contro la concorrenza s leale delle attività etniche. C'è la rabbia contro la grande distribuzione che desertifica i centri storici e mangia il poco territorio verde rimasto. C'è la rabbia degli operator i alberghieri, vessati anche dalla recente tassa di soggiorno. Il commercio in Brianza oggi è anche questo. Ma quando nella sala dell'Unione del commercio di via De Amicis arriva Roberto Maroni non c'è contestazione. Qualcuno si sfoga, molti raccontano, tutti stanno ad ascoltare. A dimostrazione che la lingua parlata da Maroni è la stessa di chi crea la ricchezza del territorio è il lungo intervento introduttivo di Giuseppe Meregalli, presidente degli esercenti locali e re dei vini a livello mondiale. Meregalli esalta l'eccellenza lombarda, non ne vuole sapere di rinunciare al primato morale ed economico per appiattirsi sui va lori italiani. Invoca l'essere «padron i a casa nostra» e rimarca che Maroni è stato l'unico candidato alla Regione Lombardia a chiedere un faccia a faccia, non scontato, con i commercianti locali. E gli oltre cinquanta rappresentanti dell'Unione fanno partire il primo di una serie di applausi. Maroni ascolta, prende appunti, e poi racconta . La sua storia  personale, di profondo conoscitore del tessuto commerciale, ma soprattutto l'esperienza da ministro del Welfare e degli  Interni. Sua la cassa integrazione in deroga, sua la lotta alla contraffazione e ali 'abusivismo, suo l'impegno per aiuti concreti alle famiglie. «I vostri temi sono i miei temi - spiega - Non ho padrini o interessi da difendere.

Crisi: Cota, fondo di oltre 1 mln per lavoratori in difficoltà per prestiti

“La Repubblica 23.01.2013”

La Giunta regionale del Piemonte ha costituito un fondo acquisizione crediti di 1 milione e 250 mila euro per dare più tempo ai lavoratori in condizioni di disagio economico di pagare i prestiti bancari agevolati, ricevuti a seguito di un precedente provvedimento. Sono oltre 500 dipendenti che nel 2009 avevano usufruito di un prestito di 2 mila 500 euro a costo zero da parte delle banche, a seguito della legge regionale n. 34/2009, ma sono appena 54 i beneficiari che ad oggi hanno provveduto ad estinguere l'anticipazione. il provvedimento, che non comporta ulteriori oneri a carico del bilancio regionale, consente ai lavoratori di restituire le somme con più tranquillità. ''L'acquisizione dei crediti da parte di Finpiemonte - spiega il governatore del Piemonte Roberto Cota - permetterà di evitare azioni forzose di recupero da parte del sistema bancario nei confronti di quei lavoratori che hanno usufruito dei prestiti agevolati, in relazioni alle particolari forme di disagio economico, ma che non hanno ancora restituito le somme''. ''Molti di questi lavoratori - aggiunge l'assessore allo Sviluppo economico, Massimo Giordano - non sono purtroppo riusciti a trovare un nuovo impiego, per cui non sono ancora in grado di poter rientrare nel prestito. Con la costituzione di questo fondo, grazie al quale la titolarità del credito passa dalle banche a Finpiemonte, riusciamo a dare loro un po' di respiro, consapevoli di quanto sia drammatica la perdita del posto di lavoro e la ricerca di una nuova collocazione. Era per noi un atto dovuto, per i lavoratori e per le loro famiglie''. 

Mussari ci è costato l'Imu sulla prima casa Il titolo Mps crolla.


“Nicola Leoni”
“La Padania 24.01.2013”

Il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana Giuseppe Mussari ed ex presidente del Monte dei Paschi di Siena ha lasciato e ha consegnato al vicepresidente vicario Camillo Venesio le sue dimissioni «immediate e irrevocabili» dalla presidenza dell'Abi. L'ex boss dell'istituto di Rocca Salimbeni, chiamato in causa perle operazioni in derivati, e le relative perdite, chiuse dalla banca senese sotto la sua gestione, costate allo Stato quanto il previsto introito dell'Imu, è stato costretto al passo indietro. Lo ha fatto con una lettera in cui da una parte rivendica di aver operato nel rispetto della legge ma dall'altra spiega di non poter correre il rischio di danneggiare l'immagine dell'Abi. «Si parla tanto di abolizione dell'lmu sulla prima casa, ricordiamo che  ammonta a 3,9 miliardi di euro esattamente quanto il governo Monti ha regalato a Mps». È il commento della Lega Nord, con Massimo Garavaglia, sulle dimissioni di Mussari dall'Abi dopo il buco di 3,9 miliardi di Mps dovuto all'operazione Antonveneta.

Lega Nord, Matteo Salvini arriva a Genova: “I giovani e il futuro”


“genova24.it 24.01.2013”

Genova. Matteo Salvini in arrivo a Genova. Sabato 26 Gennaio, la Lega Nord – Liguria e il Movimento Giovani Padani della Liguria saranno protagonisti al Teatro della Gioventù di Via Cesarea n. 16 a Genova, per un doppio evento. Alle ore 16.00, si terrà il dibattito “I Giovani e il Futuro”, cui parteciperanno responsabili regionali dei movimenti giovanili, rappresentanti di scuola, università e mondo del lavoro. Una importante occasione di confronto sui temi legati ai giovani del territorio, le problematiche, le proposte, le prospettive, cui seguirà, alle ore 17.30, l’incontro pubblico “Prima il Nord! Le ricette della Lega per il Cambiamento”, alla presenza del Capogruppo Lega Nord Regione Liguria Edoardo Rixi, del Segretario Nazionale Lega Nord Liguria Sonia Viale e, come ospite speciale, l’europarlamentare Matteo Salvini. “I giovani sono per noi una priorità”, spiega Sonia Viale, capolista Lega Nord in Liguria per la Camera dei Deputati, “e questo incontro ne è la conferma. ‘Più futuro per i giovani’ è uno dei punti cardine del programma elettorale della Lega Nord, uno dei 12 progetti promossi da Roberto Maroni per far ripartire il Nord. Anche in Liguria vogliamo dimostrare quanto crediamo nelle nuove generazioni e, con Matteo Salvini come ospite d’eccezione, presenteremo al pubblico tutte le nostre proposte”.

mercoledì 23 gennaio 2013

MARONI: vinciamo noi. Non c'è alternativa


“Simone Girardin”
“La Padania 23.01.2013”

Siamo ottimisti, vinciamo noi. Non c'è alternativa ». Sorriso sulle labbra e immancabili occhialini rossi, Roberto Maroni fa tappa a Lecco per la presentazione dei tre candidati della società civile che lo appoggeranno nella sfida per la conquista del Pirellone. E allora eccoli i tre moschettieri che metteranno la propria faccia nella lista Maroni presidente: Domenico Fumagalli presidente associazione padri separati onlus, Cristina Valsecchi, imprenditrice, classe 1968, e Raffaella Gianola, 46 anni, avvocato civilista. Una «lista civica vera per una straordinaria avventura fatta di concretezza e trasparenza, tiene subito a  spiegare il leader leghista, che fa sapere come tra 48 ore si chiuderà la partita con i nomi dei candidati per le Regionali. Venerdì verranno depositate le liste. Poi, «avanti tutta». Non che la campagna elettorale non sia ancora iniziata. Anzi , Maroni  corre senza sosta. Tanto da scherzare, a modo di pugile, con uno sportivo di lusso, quell'Antonio Rossi pluricampione della canoa, che lo stesso leader leghista ha già indicato come futuro assessore allo Sport della Regione Lombardia. «In caso di  vittoria, sia chiaro. Ma tanto vinciamo noi». E non c'è corsa, a sentire lo stesso Maroni: «Idee o progetti alternativi ai nostri? Non ne ho sentiti.

Istantanea PAUROSA Otto milioni di poveri, esercito di disoccupati, criminalità ALLE STELLE


“La Padania 23.01.2013”

Il rapporto Istat "Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", relativo al consuntivo dei dati 2011, subito dopo la diffusione è stato prontamente ribattezzato in "Ahi noi Italia ". La motivazione è presto detta: otto milioni di poveri, tassi di inattività lavorativa da Stati del Maghreb, problemi di sicurezza pari a quelli dei Paesi sudamericani, immigrazione incontrollata e incontrollabile. E, poi, tanto, tanto lavoro nero, soprattutto al Sud. Quando c'è, ovviamente, perché il problema principale di questo malandato Stiva le sta proprio nel cosiddetto "tasso di inattività" (chi né lavora, né cerca occupazione), attestatosi attorno al 37,8% della popolazione potenzialmente attiva, valore tra i più alti d'Europa. L'Italia, secondo i dati lstat, è ufficialmente un Paese povero, perché nel 2011 più di una famiglia su dieci, ossia oltre 8 milioni di individui, si è collocata nella fascia di povertà relativa. Male il lavoro, il 12% di quello effettivo è sommerso. Il Mezzogiorno continua a registrare l'incidenza di occupazione non regolare più elevata del Paese, oltre il doppio rispetto a quella del Nord; a livello settoriale, nell'agricoltura, quasi un quarto dell'occupazione è irregolare e c'è da chiedersi come passino il tempo gli ispettori che dovrebbero intervenire per contrastare tale fenomeno.

SPESA PUBBLICA E SANITÀ. ZAIA: “DAL MODELLO VENETO 28 MILIARDI A MONTI”


“Comunicato stampa N° 80 del 19/01/2013”

“Se il governo Monti avesse, banalmente, applicato con umiltà il metodo Veneto di buona amministrazione avrebbe posto le basi per un risparmio complessivo di ben 28 miliardi sulla spesa pubblica. Il Veneto infatti è la regione, come testimoniano anche i recenti report di autorevoli istituti econometrici, con la spesa pubblica per cittadino più bassa d’Italia”, ha dichiarato oggi il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. “Se invece di inventarsi spending review sanguinose che toccano sul vivo le fasce più deboli della popolazione, il governo avesse, per esempio, applicato il modello veneto di sanità, potrebbe puntare ad avere addirittura un avanzo di bilancio – ha constatato Zaia -. Il Veneto, insomma, non partecipa neppure con un euro al disavanzo sanitario della sanità e punta a mantenere il pareggio di bilancio pur senza rinunciare all’eccellenza nel servizio. Una recente ricerca in materia di sprechi in sanità dice che in Italia ci sono 13 miliardi di sprechi. E’ su questi aggregati che occorre intervenire, non con tagli orizzontali che colpiscono virtuosi e non virtuosi”. “Certo – ha concluso Zaia - questo percorso postula alcuni principi fermi: per esempio selezionare, come abbiamo fatto in Veneto, i direttori generali sul mercato guardando esclusivamente al curriculum e non alle tessere politiche, responsabilizzarli e lasciarli lavorare su forniture e prestazioni chiedendo loro il meglio e non il compromesso. Continuando a pagare una siringa 6 centesimi contro i 25 euro di altre regioni, e un pasto 6,5 euro contro i 50 euro di altre realtà”.

Lombardia: Maroni, nessuna secessione. Sarò governatore di tutti


“Asca 23.01.2013”

''Voglio fare il governatore come ho fatto il ministro, non di una parte ma di tutti i lombardi''. Lo sostiene il segretario della Lega Nord e candidato alla presidenza della regione Lombardia Roberto Maroni, intervenendo a 'La Telefonata' su Canale 5. Nel caso Maroni dovesse vincere le tre principali regioni del Nord - Lombardia, Piemonte e Veneto - sarebbero a governo leghista e questo da molti viene visto come un avvio del processo di secessione, fa notare il conduttore Belpietro. ''Non sono tre leghisti ma tre governatori'', replica Maroni che aggiunge: ''Fare il governatore è una cosa seria, bisogna farlo bene. Ed io, da ministro del Lavoro prima e dell'Interno poi, ho dimostrato di non guardare agli interessi del partito''. Maroni poi chiarisce che ''non può essere considerata una premessa alla secessione'' l'obiettivo di mantenere in Lombardia il 75% delle tasse che i lombardi pagano. ''Questo - spiega - significa solo tenere i soldi nostri, valutati in 16 miliardi di euro annui e da impiegare per abbassare le tasse alle imprese e in interventi per le famiglie''. E' ''un punto del programma nazionale dell'accordo Pdl-Lega ed è stato concordato ascoltando anche i governatori Pdl del Sud'', aggiunge Maroni.

Il Prof cavallo di Troia DI BANCHIERI E CENTRALISMO


“Giacomo Stucchi”
“La Padania 23.01.2013”

E' quanto mai indicativo che le verità nascoste del premier uscente stiano venendo a galla proprio da parte di coloro che all'estero lo avevano più incensato all'atto del suo insediamento a Palazzo Chigi. Che Monti non fosse l'uomo giusto per essere messo a capo del Governo non occorreva certo che fosse il Financial Times a svelarlo, la Lega Nord lo ha sempre detto e i dati hanno confermato a pieno le nostre tesi. Il fatto è che il Professore è diventato presidente del Consiglio sull'onda di tutta una serie di mezze verità urlate che i cittadini in buona fede sono stati indotti a credere "verità vere", e che certi esponenti politici, specializza ti nel camaleontismo di professione, hanno utilizzato per assecondare le loro residue speranze di rimanere nel Palazzo. Quando i montiani vanno in televisione continuano a ripetere come un disco rotto che si deve a Monti l'avere salvato i conti dello Stato e gli stipendi dei dipendenti pubblici, ma è una falsità talmente grossa da non essere più credibile. Numeri alla mano è ormai notorio che quattro miliardi di euro, in tanto è stata quantificata il costo della crisi cosiddetta dello spread, ancorché fosse andata avanti con tassi d'interesse sui titoli di Stato sino al sette per cento, mai avrebbe potuto mandare in bancarotta un sistema che costa quasi ottocento miliardi di spesa pubblica all'anno. Un sistema peraltro che la Lega Nord negli anni di governo ha provato a cambiare democraticamente, trovando però sulla sua strada ostacoli incredibili.